Origini e Storia

La storia del chihuahua inizia certamente molti secoli fa. Di teorie e leggende sulla sua origine ve ne sono moltissime, nessuna di esse ci consente tuttavia di giungere a cognizioni certe. Si dice che il nome «chihuahua» provenga da uno Stato del Messico, altre testimonianze riconducono invece a sud di questa zona. C’è chi afferma che il chihuahua sia stato creato dai Techichi verso il XVII secolo, chi dice invece che la razza era presente già in epoca azteca, civiltà in cui pare che il nostro piccolo cane abbia avuto un ruolo molto importante nell’ambito della tradizione religiosa, essendo considerato la guida per i defunti nell’aldilà. Suoi residui ossei sono stati effettivamente ritrovati nelle piramidi di Cholula (Messico). Alcuni paleontologi sostengono addirittura che la razza risalirebbe al V secolo. Altre teorie conducono invece ai Maya del Sud America, che avrebbero rappresentato in alcune sculture il prototipo del chihuahua. Tali sculture risalgono al V secolo. Nel 1100 i messicani allevavano cani di piccola statura dal colore rossiccia, ossatura pesante, arti e pelo lunghi. Questa razza era il techichi. Qualcuno ritiene che il techichi fu incrociato con il porro chihuahueno, che presentava una testa tonda con orecchie erette e che si avvicinava di più al prototipo della testa del chihuahua odierno.

La storia continua con i conquistatori spagnoli che occuparono il Messico, i Caraibi e il Sud America, e che avevano con se un piccolo cane, nero focato, di tipo terrier. Sembra che dall’accoppiamento di questo cane con il techichi, sia nato il chihuahua.

Hernando De Solo, durante le sue esplorazioni in Sud America, scrisse che gli Aztechi si cibavano di carne di cane e si potrebbe pensare che gli indios erano in un certo senso obbligati ad allevare in grande quantità questi cani per soddisfare i bisogni dei conquistatori. Ma auguriamoci che tale racconto sia solo una delle tante leggende circolanti. Sembra abbastanza certo, però, che questi piccoli cani venivano sacrificati in occasione di cerimonie religiose.

Cholula_Pyramid

Altri attribuiscono al chihuahua una discendenza europea. C’è infatti chi sostiene che fosse presente nell’isola di MaltPart_QuadratoBotticellia, dove viveva un piccolo cane con la fontanella aperta. Nel 1482, il Botticelli dipinse un cane molto simile al chihuahua di oggi. L’affresco si trova nella Cappella Sistina. Altri artisti hanno raffigurato piccoli cani nelle loro opere, ma nella maggior parte dei casi si tratta di varietà di spaniel, razza da sempre fortemente diffusa. Un museo veneziano conserva un dipinto del Carpaccio in cui è raffigurato un piccolo cane di colore chiaro, con una testa simile a quella del nostro moderno chihuahua. Le orecchie sono erette e gli occhi sono grandi e tondi. Si tratta di un cane a pelo corto, con tronco lungo, ossatura leggera ma di taglia più grande di quella prevista dall’attuale standard di razza. Sempre nello stesso museo è presente un altro affascinante dipinto di Pietro Longhi, del XVIII secolo, che raffigura una bella chihuahua crema seduta su un cuscino di seta, con al collo un collare ornamentale, una femmina dall’espressione molto tipica e di piccola di taglia. Certo è che si dovrebbe però risalire alla provenienza di questi due cani, ma questo non sembra alquanto facile.

QuadratoBotticelli

Pedro Martier narra che Cristoforo Colombo, durante il suo secondo viaggio alla scoperta del Nuovo Mondo, vide nell’isola di Santa Cruz dei cani poco gradevoli all’occhio e senza pelo. Questi piccoli cani presentavano due curiose caratteristiche: non abbaiavano ed erano dotati di pochissimi denti.

I «cani nudi» erano comunque presenti anche in America Centrale, America del Sud, Cuba e Caraibi. Altre testimonianze dell’esistenza di questi soggetti si trovano in Turchia, Asia Centrale e Cina. Potrebbe anche essere plausibile l’ipotesi avanzata da alcuni secondo la quale il cane nudoarrivò in Messico dalla Cina durante il periodo dell’immigrazione avvenuta nel XVIII secolo. I cani nudi sono stati visti in differenti taglie, da piccoli a grandi, alcuni soggetti con arti lunghi, altri con arti corti, altri ancora con arti di media lunghezza. Caratteristica comune di tutti questi cani era la testa arrotondata, gli occhi a mandorla, le orecchie erette ed una pelle che al tatto emanava forte calore. Quasi tutti, poi, avevano gravi mancanze di denti, molto probabilmente per un’ereditaria deficienza ormonale. Tra l’altro questi soggetti, per la loro alta temperatura corporea – circa 40 gradi, contro i normali 38,5 degli altri canivenivano utilizzati per la cura di reumatismi, lombalgie e sciatiche. Si potrebbe pensare che razze come il carlino, il pechinese, gli spaniel giapponesi abbiano origini cinesi (hanno tutte una coda piatta). Ma anche questa è solo una supposizione: l’origine della razza è al momento del tutto incerta.

Un destino da Vip

Iniziamo allora a tracciare la storia del nostro piccolo cane, partendo dalle attestazioni della sua presenza presso alcuni luoghi e personaggi di sicuro riferimento.

Tralasciamo il caso, non storicamente attestato, della principessa Carlotta, moglie dell’imperatore Maximilian del Messico, che sembra vivesse in compagnia di numerosi chihuahua, e dirigiamoci subito sulla figura di Adelina Patti (1843-1919), celebre cantante spagnola di origini italiane alla quale, nel 1900, il generale Pórfirio Diaz, presidente del Messico, regalò, in occasione di uno spettacolo a Città del Messico, un bellissimo mazzo di dalie e un piccolo chihuahua. Fu il primo dei tanti chihuahua posseduti dalla Patti; il suo nome era Bonito e divenne popolare perché accompagnò la cantante durante le sue numerose esibizioni nei teatri di tutto il mondo.ChihuahuaMajorMundey

Un’altra popolare proprietaria di chihuahua fu una famosa artista di nome Rosina Casselli, conosciuta proprio per la capacità di utilizzare i chihuahua nei suoi spettacoli. C’è chi dice che questi cani discendevano dall’incrocio dei chihuahua selvatici dei deserti di Chihuahua, nel Nuovo Messico, con una specie di… roditori. E questa la tesi che negli anni trenta del secolo scorso sostenne il maggiore C. Mundey, allevatore della razza e autore di numerosi articoli sul tema, tesi sia pur vagamente confermata da alcune testimonianze conservate al Museo Nazionale di Città del Messico, dalle quali si ha notizia di un «perro chihuahuefio», incrocio fra un cane e un roditore proveniente dallo stato del Chihuahua.

In Messico

Ritenendo il Messico il paese d’origine del nostro piccolo cane, e consideranelo-chesi tratta comunque del Paese che ad oggi detiene lo standard FCI (Fédération Cynologique Internationale), sarà sicuramente utile ripercorrere la storia della razza in questo Paese. Nel 1942 il primo chihuahua fu registrato dall’Associazione Canina Messicana. Era una femmina di nome Melva Barra. Già nel 1947 erano registrati 75 chihuahua. Nessun chihuahua a pelo lungo venne registrato sino al 1959, anno in cui si presentò, proveniente dalla Germania, il primo soggetto di questo tipo.

Il vecchio chihuahua messicano era molto differente dal chihuahua attuale. All’apparenza ricordava abbastanza il whippet: il cranio era molto stretto e le orecchie molto più larghe di quelle dei chihuahua di oggi; gli arti erano assai più lunghi; la coda piatta, appoggiata sul dorso; i piedi erano dotati di unghie lunghissime e ricurve; la fontanella era molto aperta.

Intorno al 1930 K. De Blinde svolse diverse ricerche sulle origini del chihuahua, allevando, tra l’altro, un consistente numero di soggetti di questa razza.

In tempi più recenti, anche il segretario dell’Associazione Canina Messicana allevò questa razza, importando eccellenti cani dalla signora Anna B. Vinyard.

Nel 1950 l’editore dell’ufficiale rivista dell’Associazione Canina Messicana iniziò una ricerca sulle origini del chihuahua, rivolgendo a tutti gli appassionati di questa razza la domanda sulla provenienza dallo Stato di chihuahua o da Stati confinanti. Ci furono diverse risposte in merito e le più importanti furono poi pubblicate sulla rivista del Club Messicano. La maggior parte di esse confermò la provenienza di questo piccolo cane dal Messico.

È interessante la testimonianza di un uomo che conosceva molto bene lo Stato di Chihuahua, in quanto lavorava come agente di una compagnia che vendeva macchine da cucire e che quindi visitava diversi luoghi dello Stato. Parlava, oltre allo spagnolo, diversi dialetti locali e frequentemente aveva mandato, dai dirigenti della sua compagnia, di ricercare cuccioli di chihuahua. Dopo attente e continue ricerche, quest’uomo non fu in grado di trovare alcun esemplare della razza nello Stato di Chihuahua. Alcuni anni dopo, un amico che viveva a Vera Cruz gli venne in soccorso e lo aiutò nella ricerca, che si concluse con l’individuazione di un cucciolo nello Stato del Texas. Questo cucciolo, successivamente venduto a Verá Cruz, divenne ben presto molto popolare e sembra che da quel momento iniziassero le richieste di esemplari di questa razza, tant’è che l’agente della compagnia di macchine da cucire intraprese un fruttuoso business acquistando e rivendendo chihuahua.

Negli Stati Uniti

La prima autorità in materia di chihuahua negli Stati Uniti fu il giudice J. Watson, che acquistò il suo primo esemplare nel 1888 a El Paso, in Texas. Questo soggetto, di nome Manzanita, veniva descritto. Come un terrier rosso, con la coda da carlino,dal pelo fitto, soffice e corto. Watson asseriva che i cani chihuahua avevano diverse forme, taglie e colori, diversi tipi, con un fattore comune che era quello della fontanella aperta. Ma il primo chihuahua fu registrato nel 1903, e nel 1906, nei due libri sui cani scritti dallo stesso Watson, i chihuahua non venivano menzionati, probabilmente perché non venivano ancora considerati una razza pura, nonostante il giudice-cinologo fosse proprietarlo di chihuahua dal 1888 ed avesse anche conseguito con un suo soggetto di nome Juarez Belle il titolo di campione.

Il primo chihuahua registrato negli States, dopo che la razza fu riconosciuta, fu un maschio di nome Midget, nato nel 1903 e registrato nel 1904. Nello stesso anno ne furono registrati altri tre.

Il Club statunitense del chihuahua fu fondato nel 1923 ed acquisì rapidamente una grossa rilevanza nella cinofilia americana, essendo il chihuahua una razza assai diffusa in quegli anni. Nel 1958 erano registrati ben 48.000 chihuahua ed in quell’anno la razza era la seconda in termini di registrazioni. Nel 1971 pero, erano registrati solo 26.878 chihuahua, quasi la metà rispetto a quelli registrati nel 1958.

Il primo importante stallone negli Stati Uniti fu un soggetto di nome Caranza. La storia di questo cane è abbastanza interessante. All’inizio del Novecento, lo scrittore Owen Wister, autore del celebre romanzo western The Virginian (1902), si recò in Messico con l’amico Charles Stuart. Durante il viaggio, Wister e Stuart acquistarono Caranza ed altri chihuahua, che portarono con se a Philadelphia. La signora Ida Garrett visitò in seguito la famiglia Stuart e raccontò della loro bellissima casa e dei numerosi chihuahua ospitati, che venivano allevati all’interno di forni realizzati nei muri per garantire loro una corretta e costante temperatura ambiente.

Durante un terribile temporale invernale, Caranza, che si trovava all’aperto per una passeggiata, fu colpito da un albero caduto e fu ucciso dal suo migliore amico, un alano quasi cieco che, sentendolo strillare, non lo riconobbe e lo afferrò violentemente per il collo fino ad ammazzarlo.

Caranza era descritto come un soggetto di colore rosso scuro, con occhi color rubino, dal pelo lungo, la coda da scoiattolo, lunghe frange alle orecchie e con un peso intorno al chilo e mezzo, piuttosto lungo di tronco rispetto all’altezza al garrese. Da lui provengono due importanti linee di sangue: la Meron e la Perrito. Da sottolineare che questo soggetto era a pelo lungo, probabilmente per l’intrusione di sangue di Pomerania. Ciò sembra molto strano, perché dalle testimonianze raccolte non sembrano siano esistiti soggetti a pelo lungo sino al 1959.

La signora Dolores de Gonzales, che ha allevato chihuahua sin dal 1911 ed ha esportato diversi soggetti negli Stati Uniti e nel Sud America, non ha mai prodotto o visto alcun soggetto a pelo lungo. In quel periodo i chihuahua erano simili a piccoli whippet, con enormi occhi rotondi, arti molto sottili, con un particolare abbaio e con la caratteristica fontanella aperta. Il cranio era stretto ed il muso lungo ed appuntito. Il vecchio standard messicano non permetteva, tra l’altro, la presenza di sottopelo.

Un altro famoso soggetto fu La Rex Doll Chihuahuas, anch’esso proveniente dall’allevamento degli Stuart.

Tra le linee di sangue americane più famose di quei tempi citiamo Rhodes, Peraltos e, intorno al 1930, la linea Oro, della signora Anna Vinyard. Negli stessi anni nacquero gli allevamenti Don Rubio Chihuahuas e Don Apache, e per i pelo lungo l’allevamento Don Sergio.

E interessante sapere che esistevano chihuahua a pelo lungo negli Stati Uniti, in Colombia e in Brasile e nessun soggetto si era mai visto in Messico o in America Centrale. Il primo chihuahua a pelo lungo registrato in Messico risale al 14 aprile 1959, importato dagli Stati Uniti.

Ci sono ancora poche persone che credono che l’originale chihuahua del Messico era a pelo lungo. Non ci sono assolutamente testimonianze di ciò, mentre ci sono prove che testimoniano che il chihuahua, in origine, era quello a pelo corto.

La signora Ida Garrett racconta che per diversi anni ha accoppiato il chihuahua con yorkshire terrier, Pomerania e barboni.

Soggetti nati da questi accoppiamenti venivano poi nuovamente accoppiati con il chihuahua. In nessuno di questi accoppiamenti la Garrett riuscì ad ottenere chihuahua a pelo lungo. Probabilmente questi cani, dopo due o tre generazioni, sono stati registrati come cani.di razza chihuahua.

Considerato che un accoppiamento di due pelo lungo non può generare dei pelo corto, decade automaticamente la teoria di chi sostiene che il chihuahua in origine era a pelo lungo, visto che i primi chihuahua registrati in America erano a pelo corto.

Se si osserva ancora oggi la razza nelle grandi esposizioni, come Crufts o Mondiali, si può facilmente desumere da quali razze provengano questi soggetti. Qualche soggetto di colore nero focato può ricordare il toy terrier inglese, qualche soggetto color crema può ricordare il fox terrier. Altri soggetti a pelo lungo, osservandoli, hanno alcune caratteristiche del papillon o del Pomerania. Anche il pechinese fu introdotto nella razza all’inizio del Novecento: basti pensare ad alcune caratteristiche delle teste nelle due razze.

In Inghilterra

Sin dal 1850 la razza era conosciuta in Inghilterra, dove molti privati possedevano chihuahua come cani da compagnia. Il tipo, abbastanza vicino al moderno, era caratterizzato da soggetti con grandi orecchie, musi abbastanza lunghi ed appuntiti, occhi molto grandi, piedi lunghi con unghie ricurve. Il peso di questi soggetti era intorno ai 2,7 kg.

Il primo chihuahua registrato al Kennel Club Inglese si chiamava Topsey, una femmina a pelo corto di colore sabbia, nata il 5 luglio 1907. Nessun altro chihuahua fu registrato fino al 1924, anno in cui venne iscritto nei registri del Club un maschio nero focato. Tra il 1907 ed il 1940 furono registrati in Inghilterra, in totale, 59 soggetti.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, erano presenti soltanto 8 chihuahua, tutti registrati al Kennel Club, ed erano di proprietà di tre diversi allevatori.

Nell’enciclopedia del Kennel Club Inglese del 1907 c’è un’interessante fotografia della musicista Rosina Casselli in compagnia di dodici chihuahua, tutti molto simili tra loro, con eccellenti anteriori. È veramente difficile, ancora oggi, trovare allevatori che producano lo stesso tipo di cane. In un articolo scritto dalla stessa Casselli si legge: «Non ho mai conosciuto un chihuahua che ha avuto il cimurro». In effetti, sembra che nessun chihuahua nato ed allevato in Messico abbia mai contratto cimurro, nonostante altre razze dello stesso Paese lo avessero contratto. La stessa signora Dolores Gonzales sembra che non abbia mai vaccinato i suoi cani contro questa malattia.

Nel 1910 fu pubblicato dall’editore Cassell (Londra, New York) un interessante libro scritto da Robert Leighton ed intitolato The New Book of the Dog, che dava i dettagli sul chihuahua. Nel 1935 il chihuahua veniva ancora menzionato nell’enciclopedia del cane, scritta da Hutchinson. Su questa pubblicazione veniva riportato lo standard americano. Prima della seconda guerra mondiale, Croxton Smith scrisse un articolo sulla razza, descrivendo questi affascinanti piccoli cani.

La maggior parte dei chihuahua presenti all’epoca in Inghilterra furono importati dal Messico e dagli Stati Uniti. Tra il 1930 ed il 1938 vennero importati in Inghilterra sei chihuahua dalla signora Powell e nel 1938 la stessa ne espose un paio. Sfortunatamente questi sei soggetti morirono sotto un bombardamento nella loro abitazione, a Londra.

Dopo la guerra la razza riprese ad aumentare numericamente con l’importazione dalla California di un paio di soggetti. Nel 1950 altri tre chihuahua furono importati dal Messico, allevati dal maggiore Mundey. Questi cani erano quasi tutti di colore crema, alti sugli arti, con grandissime orecchie ed occhi.

Negli anni seguenti il chihuahua acquisì in fretta popolarità e nel 1953 il Kennel Club Inglese registrava 111 soggetti. Il 1954 fu l’anno in cui il chihuahua ottenne il riconoscimento del CC Inglese (certificato di campionato) con 20 chihuahua iscritti in esposizione. Dal 1957 l’incremento si fece rilevante in termini numerici, con un totale di 1.500 chihuahua iscritti in quell’anno e ben 4.131 soggetti iscritti poi nel 1971.

Nel 1965 le due varietà di chihuahua, pelo corto e pelo lungo, venivano classificate separatamente. L’anno precedente erano registrati 2.691 pelo corto e 569 pelo lungo, per un totale di 3.260 soggetti. Nello stesso anno, il 1964, negli Stati Uniti erano iscritti 40.086 chihuahua.

Nel 1965, al Crufts, che è tutt’oggi l’esposizione più grande del mondo, erano presentati 159 pelo corto ed 87 pelo lungo. Numeri già consistenti, se raffrontati a quelli odierni.

Nel 1966, sempre al Crufts, erano presenti 114 pelo corto e 74 pelo lungo e, anche se i numeri erano assai minori rispetto agli Stati Uniti, l’Inghilterra aveva un’affluenza maggiore di soggetti in esposizione.

Il primo CC messo in palio per i chihuahua fu nel 1954, al Crufts, ma sfortunatamente l’esposizione fu cancellata a causa di uno sciopero di fornitura di energia elettrica.

Il primo CC fu assegnato nell’esposizione di Glasgow alla femmina, anche migliore di razza, Bowerhinton Isabela, di proprietà della signora Fearfield, e al maschio Rozavel Diaz, di proprietà della signora Gray. Entrambi i soggetti divennero poi campioni nella stessa esposizione, dove la femmina risultò ancora migliore di razza. La Fearfield, oltre ad essere la prima inglese proprietaria di un campione, fu anche la fondatrice del British Chihuahua Club.

Nel 1965 il primo chihuahua a pelo lungo che conseguì il CC e il «migliore di razza» al Crufts fu Aztec Sonko’s Ita Star Dust, campione americano e poi campione inglese.

In Italia

I primi chihuahua sono importati in Italia intorno agli anni sessanta del secolo scorso dai conti Lanza di Mazzarino, oggi scomparsi. Lycia Lanza di Mazzarino si innamora di questa razza attraverso una rivista americana e ne importa uno dall’Inghilterra. Sarà poi un giudice italiano a convincere la contessa a portare questo soggetto in esposizione. Nacque da lì a breve l’Allevamento di Brusuglio dei Conti Lanza di Mazzarino. La nobile famiglia viveva con i loro chihuahua nella splendida villa di Alessandro Manzoni a Brusuglio, località alle porte di Milano. Giovanni Lanza di Mazarino era cugino del principe Giuseppe Lanza Tomasi di Lampedusa, mentre Lycia era la zia della principessa Paola Ruffo di Calabria.

Nel 1963 nasce in Italia il Club Cani da Compagnia, che tutela ancora oggi tutte le razze di questo tipo, ad eccezione di bolognesi e maltesi. Del direttivo del Club ha fatto parte la contessa Lycia per diversi anni. Ogni anno era di prassi l’appuntamento cinofilo a Villa Manzoni, che ospitava il bellissimo campionato sociale del Club, con espositori provenienti anche dall’estero. La sera prima del raduno veniva offerta dai conti Lanza una bellissima cena nei padiglioni di caccia della villa. Il raduno delle razze da compagnia si svolgeva la domenica, nel bellissimo parco della villa, alla presenza di tutti gli allevatori italiani delle razze da compagnia e di molti allevatori provenienti soprattutto da Francia, Svizzera e Germania. Tempi lontani, di una cinofilia che lascia un vuoto incolmabile, fatta di tanta gente per bene e di appassionati, ormai sempre più rari.

Bisogna poi andare avanti nel tempo, fino alla fine degli anni settanta, per vedere una maggior popolazione della razza nel nostro Paese, che diverrà definitivamente popolare verso la fine degli anni novanta.

Da quel periodo l’Italia diventa competitiva a livello internazionale. Nascono allevatori ed appassionati della razza che ottengono risultati importanti, con soggetti che vengono soprattutto importati dal Regno Unito. Mi piace ricordare l’Allevamento dei Guappi, che però frequentò solo per un breve periodo le esposizioni, l’Allevamento del Pasador, Corte di Montezuma, De’ Fatis, Dacharella, che hanno prodotto, ed alcuni di loro ancora producono, soggetti di notevole rilievo.

In quel periodo c’era ancora un’ottima collaborazione tra gli allevatori italiani ed uno scambio di soggetti con gli allevatori esteri. Guido Tabarelli De’ Fatis, titolare dell’Allevamento De’ Fatis, insieme ad Avdon Tondelli, titolare dell’Allevamento Del Pasador, frequentando le più importanti manifestazioni internazionali, hanno importato soggetti di interessanti linee di sangue che ancora oggi si trovano sui pedigree di molti chihuahua italiani.

All’inizio degli anni novanta diventai giudice di questa razza ed iniziai così ad interessarmi di più ai chihuahua, perché, tra l’altro, legato da amicizia a Guido Tabarelli De’ Fatis, con il quale iniziai a studiare la razza e tramite il quale ho conosciuto successivamente mia moglie, Tuula Lehtinen.

Guido Tabarelli aveva visitato diversi importanti allevamenti inglesi ed americani ed era poi stato in Finlandia, dove la razza era già ben allevata da tempo. Importò diversi soggetti che si contraddistinsero nei ring internazionali e contribuirono alla crescita dell’allevamento italiano.

Molti anni fa, credo fosse il 1994, Guido Tabarelli mi invitò a cena perché aveva sua ospite un’allevatrice finlandese. Mi disse che, visto che parlavo inglese ed ero o stavo per diventare giudice di chihuahua, dovevo partecipare a quella cena. Beh, quella cena ha segnato la mia vita, sia privata, perché nel 1996 sposavo Tuula Lehtinen, titolare dell’Allevamento Misty Meadow’s, sia di allevatore, perché mi innamorai perdutamente anche di questa razza, che iniziai ad allevare nel 1996, dopo aver avuto in regalo da mia moglie una bellissima femmina a pelo lungo di nome CH Misty Meadow’s Heaven Can Wait, madre del multi campione e campione mondiale Stardust Di San Gimignano e primo chihuahua di mia proprietà. Non avrei mai creduto, sino a quel momento, che questa razza potesse prendere il posto dei barboni, che avevo amato sin da bambino.mm_fem

Verso la fine degli anni novanta si verifica il vero boom della razza. Purtroppo in questo periodo nascono una serie di commercianti che allevano chihuahua, che si interessano più al denaro che alla selezione. Negli stessi anni nascono altri allevatori che mettono delle buone basi per contribuire all’allevamento moderno del chihuahua italiano, tra i quali l’Allevarnento Di Rio Galeria, l’Allevamento Sweet Indeed, Del Passo del Turchino, e più tardi l’Allevamento Della Dolce Mela, che producono ancora oggi degli eccellenti soggetti da esposizione. Oggi, dopo l’Inghilterra, il nostro Paese è in Europa uno dei più rappresentativi per la razza. Soggetti di allevamento italiano si sono distinti e si distinguono in grandi manifestazioni mondiali ed in esposizioni speciali della razza. Un chihuahua italiano, multicampione Misty Meadow’s Donald Duck, conquista per primo il titolo più prestigioso al mondo, diventando campione inglese e miglior riproduttore chihuahua a pelo lungo: in Inghilterra nel 2007 un traguardo eccezionale che valorizza ancor di più l’allevamento del chihuahua italiano.

Fonte testo: Il Chihuahua di Francesco Cochetti, Editoriale Olimpia